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Strage alla ThyssenKrupp: la guerra in casa

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Il 30 dicembre è morto Giuseppe Demasi, l'ultimo operaio ancora in vita tra i feriti durante il rogo allo stabilimento torinese della ThyssenKrupp in cui, prima di lui, sono morte altre sei persone.
Tutte e sette sono affogate nell'olio bollente: una morte medievale avvenuta nel centro della Torino postolimpica e postindustriale, dovuta alla violazione sistematica e consapevole delle norme di sicurezza. E ancora, turni di sedici ore di lavoro, sindacati assenti e distratti, ricatti continui, lotta per difendere il posto dopo l’annuncio della dismissione, prevista per settembre 2008; questa era la vita alla ThyssenKrupp, per i sette operai morti e per i loro colleghi che ora si rifiutano di tornare a lavorare in quella fabbrica.
Ma la sicurezza è un costo, anche per un'azienda che chiude il bilancio 2006-2007 con 3,3 miliardi di utile e previsioni ugualmente positive per il 2007-2008, e i morti sul lavoro diventano "danni collaterali". Ogni giorno ci sono più di tre "danni collaterali" sul lavoro e più del doppio sono gli infortuni gravi. Una strage quotidiana che avviene nel silenzio e nella passività di tutti, anche quando arriva al culmine della disumanità.

Queste morti sono anche un esempio dei possibili effetti del protocollo siglato il 23 luglio 2007 da Governo, Confindustria e sindacati confederali e approvato proprio in dicembre dai due rami del Parlamento con un voto di fiducia. Il protocollo prevede infatti la detassazione degli straordinari a favore delle imprese. Ciò significa che le imprese trarranno vantaggio dall'uso massiccio degli straordinari da parte dei lavoratori.
Gli operai morti alla ThyssenKrupp erano alla quarta ora di straordinario oltre alle normali otto ore già passate al lavoro in fonderia.
Il protocollo ha inoltre stabilito il numero di lavoratori sottoposti a prestazioni usuranti che potranno andare in pensione ogni anno in anticipo rispetto ai sessanta anni di età, fissando una quota di 5.000 lavoratori l'anno senza tener conto della realtà effettiva che vede un numero di lavoratori impegnati in lavori usuranti ben superiore.
Non solo, il protocollo prevede un numero minimo di 80 turni notturni per essere ritenuto un lavoratore usurato; una precisazione che ricorda in modo inquietante la legge sulla tortura approvata nel 2004, che prevede il reato solo in caso in cui ci sia reiterazione di violenze e minacce. Gli operai morti alla ThyssenKrupp sono morti durante il turno di notte e alla dodicesima ora di lavoro: chissà se sarebbero rientrati nella categoria?

Appello per una mobilitazione a Torino - sabato 19 gennaio ore 14.00, Piazza Castello.
Sul corteo del 19 Gennaio da Indymedia Piemonte